Olio di salmone per cani: a cosa serve, come sceglierlo, quando evitarlo

Prima di versare il cucchiaino

Hai già il flacone in cucina. L’etichetta dice «omega-3 18%» oppure «ricco di EPA e DHA». Quella percentuale, da sola, non ti dice quanti milligrammi di EPA e DHA sta assumendo il cane, né se le crocchette che hai in dispensa li contengono già.

L’olio di salmone per cani è un integratore lipidico: una fonte marina di acidi grassi omega-3 a catena lunga, soprattutto EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico). Non è un farmaco, non è un antiparassitario, non sostituisce una dieta completa. Serve — quando serve — ad alzare l’apporto di EPA e DHA se la razione ne è povera, o come supporto nutrizionale su pelle e infiammazione, sempre sotto il dosaggio di quel flacone.

Prima di versare:

  1. Il cane sta male adesso (vomito ripetuto, diarrea con sangue, letargia, dolore addominale)? Veterinario ora. Non è una domanda da integratore.
  2. Ha storia di pancreatite, disturbi della coagulazione, o un intervento in programma? Prima il veterinario, poi l’olio.
  3. L’alimento principale è già «joint», «skin» o arricchito di olio di pesce? Conta anche quello, non solo il cucchiaino extra.
  4. L’etichetta elenca EPA e DHA in milligrammi (per ml o per pompata), non solo «omega-3 %»? Se manca quel dato, stai dosando alla cieca.
  5. L’olio profuma di pesce fresco, non di pesce marcio? Un olio ossidato non è «più potente»: è un olio da non usare.

Questa pagina è la guida pratica: cos’è, come si distingue da un estere etilico concentrato, come si ossida, come si legge l’etichetta, come si dosa da etichetta, quali sono i rischi e quando non usarlo. Il confronto tra prodotti sul mercato sta nella guida 2026 ai migliori oli di salmone e omega-3.

Cos’è l’olio di salmone (e cosa non è)

L’olio di salmone è il grasso estratto dal tessuto del salmone, non un singolo acido grasso. Dentro ci sono soprattutto trigliceridi: molecole di glicerolo legate a catene di acidi grassi. Tra queste, le due che interessano il cane sono EPA e DHA. Ci sono anche omega-6 (in quantità variabili) e, in alcuni lotti, piccole quantità di vitamine liposolubili. La composizione cambia con specie, dieta del pesce, stagione e processo di estrazione: due flaconi «100% olio di salmone» non sono intercambiabili al milligrammo.

Non è un alimento completo. Non copre proteine, calcio, vitamine del gruppo B. Se la ciotola è già una razione completa e bilanciata, l’olio è un extra. Se la dieta è casalinga o BARF non formulata da un nutrizionista veterinario, l’olio può colmare un buco di EPA/DHA — ma non ripara da solo carenze di minerali.

Non è olio di fegato di merluzzo. Quest’ultimo è un altro prodotto, spesso più ricco di vitamina A. Confonderli è un errore comune sulle etichette e nei forum: se cerchi EPA e DHA, leggi olio di salmone o olio di pesce, non «cod liver».

EPA, DHA e ALA: tre nomi, un solo equivoco

«Omega-3» è una famiglia, non un ingrediente. L’ALA (acido alfa-linolenico) sta negli oli vegetali (lino, canapa, alcuni semi). EPA e DHA stanno nel pesce grasso, in alcuni oli di alghe, nel krill. Il cane converte l’ALA in EPA e DHA solo in misura limitata: un cucchiaino di olio di lino non è un sostituto funzionale di un cucchiaino di olio di salmone.

Quando un’etichetta scrive solo «omega-3 18%», quel 18% può includere ALA, DPA e altre catene. Il numero che conta per dosare è EPA + DHA in milligrammi. Lo ribadisce anche la letteratura veterinaria di dosaggio: si calcola l’attivo, non il totale omega-3.

Olio di salmone, olio di pesce, olio di krill

  • Olio di salmone: di solito in forma trigliceride naturale, sapore che molti cani accettano, concentrazione di EPA/DHA medio-bassa rispetto a un concentrato industriale.
  • Olio di pesce (sardina, acciuga, sgombro): stessa logica marina, profilo EPA/DHA diverso; non è «peggiore», è un’altra specie.
  • Olio di krill: EPA/DHA in parte legati a fosfolipidi; più costoso; non è automaticamente «meglio» per ogni cane.
  • Olio di alghe: utile se c’è allergia al pesce; spesso più ricco di DHA che di EPA.

Per un confronto tra flaconi in commercio, non per la meccanica di scelta, vai alla pagina «migliori».

A cosa serve davvero

Le aree con più letteratura veterinaria sono pelle/pelo e, in senso più ampio, il supporto all’infiammazione. Il resto (cuore, rene, cognizione) esiste come contesto di ricerca, non come promessa da flacone.

Pelle e pelo

EPA e DHA entrano nelle membrane delle cellule cutanee. In cani con pelo opaco, cute secca o prurito, un apporto marino può aiutare — insieme alla diagnosi della causa. Il prurito ha origini diverse: atopia, allergia alimentare, pulci, infezione secondaria. L’olio non distingue. Se il cane si lecca le zampe o ha arrossamenti, la pagina sulla dermatite nel cane è il posto giusto per inquadrare i sintomi; l’olio, semmai, arriva dopo.

Un trial in crossover in doppio cieco (Logas e Kunkle, Veterinary Dermatology, 1994) su 16 cani con prurito idiopatico, atopia e/o allergia alle pulci ha confrontato un olio marino ad alto dosaggio (180 mg di EPA e 120 mg di DHA ogni 4,55 kg al giorno) con olio di mais. L’olio marino ha migliorato prurito, alopecia e qualità del mantello rispetto al controllo. È uno studio piccolo e datato, ma è uno dei pochi sul prurito con olio marino dosato in EPA/DHA, non in «cucchiaini».

I probiotici possono entrare in gioco se il veterinario sospetta un asse intestino-pelle: sono un altro strumento, non un sostituto dell’olio e non un sostituto della terapia dermatologica.

Articolazioni: cosa ha misurato uno studio (e su quale prodotto)

Nel 2023, Kampa e colleghi hanno pubblicato su Frontiers in Veterinary Science un trial randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, su 75 cani con artrosi dell’anca. La misura non era un questionario al proprietario: era la forza di appoggio su piattaforma (peak vertical force). Dopo 4–6 settimane, due composti a base di acidi grassi marini (PCSO-524, estratto di cozza verde; EAB-277, krill + cozza verde) hanno mostrato un miglioramento della forza di appoggio paragonabile al carprofen; glucosamina/condroitina no. Lo studio è PMC9929184.

Onestà sul perimetro: non era un flacone di olio di salmone. Era un disegno su estratti marini specifici. Quello che si può dire, senza stiracchiare, è che gli acidi grassi marini (EPA/DHA e frazioni correlate) hanno un segnale oggettivo sull’uso dell’arto in cani con OA; l’olio di salmone è una fonte affine di EPA/DHA, non il prodotto testato in quel trial. Per il piano articolare — peso, FANS, movimento — la guida è quella sugli integratori per le articolazioni.

Cosa è ragionevole aspettarsi

Un pelo più lucido, se c’era secchezza da carenza, si vede spesso in settimane, non in due giorni. Un effetto su zoppia o prurito, se arriva, arriva in 4–8 settimane e non in tutti i cani. Se dopo un mese non è cambiato nulla di visibile, non raddoppiare la dose da solo: ricontrolla etichetta, dieta e veterinario.

Trigliceride o estere etilico

L’olio di pesce in commercio esiste in due forme chimiche principali.

  • Trigliceride (TG): è la forma in cui gli acidi grassi stanno nel pesce. L’olio di salmone «naturale», non rielaborato per concentrare, è di solito TG.
  • Estere etilico (EE): si ottiene industrialmente per concentrare EPA e DHA. In etichetta può comparire come «ethyl ester» o «omega-3 concentrate». A parità di milligrammi dichiarati, l’assorbimento non è automaticamente identico.

In esseri umani, un trial di sei mesi (Neubronner et al., European Journal of Clinical Nutrition, 2011) ha visto un aumento dell’indice omega-3 più rapido e più alto con trigliceridi riesterificati rispetto agli esteri etilici, a dose identica di EPA+DHA. Altri lavori, se l’estere etilico viene preso con un pasto grasso, trovano differenze più piccole. Nel cane non c’è un consenso altrettanto pulito. Criterio pratico: se vuoi l’olio «come sta nel pesce», cerca TG / olio di salmone non concentrato; se vuoi più milligrammi di EPA+DHA per ml, un concentrato EE può arrivarci, ma non è la stessa cosa e va dosato sui milligrammi, non sui millilitri.

Il confronto tra flaconi (Pet Sprint, Grizzly, Fish4Dogs e altri) sta nella roundup 2026: qui conta sapere che la forma chimica è una riga da cercare, non un dettaglio da ignorare.

Ossidazione: il criterio che l’etichetta quasi mai stampa

EPA e DHA sono polinsaturi: reagiscono con ossigeno, luce e calore. Un olio ossidato perde il profilo di acidi grassi che stavi pagando e diventa più pungente. La review di Lenox e Bauer sul Journal of Veterinary Internal Medicine (2013) elenca la perossidazione lipidica tra gli effetti avversi potenziali dell’integrazione con omega-3: non è un dettaglio da laboratorio, è il motivo per cui un flacone aperto male vale meno di un flacone chiuso.

L’industria umana degli omega-3 usa tre numeri, raccolti nella monografia volontaria GOED:

Indicatore Cosa misura Soglia GOED (massimo)
Peroxide value (PV) ossidazione primaria 5 meq/kg
p-Anisidine value (pAV) ossidazione secondaria (aldeidi) 20
TOTOX (2 × PV) + pAV 26

Quasi nessun olio da pet shop stampa PV, pAV o TOTOX in etichetta. Se un produttore li pubblica per lotto, è un segnale di serietà, non un certificato magico. Se non li pubblica, ti restano naso, conservazione e data.

Come riconoscerlo in cucina

  • Odore di pesce marcio o metallico, non di pesce fresco.
  • Colore che vira in modo strano rispetto a quando l’hai aperto.
  • Il cane che prima leccava la ciotola e ora la lascia.

In questi casi non «diluisci» e non «mascheri col cibo umido»: butti. Conservazione tipica: tappo chiuso, al buio, in frigo dopo l’apertura se l’etichetta lo dice (spesso lo dice). Non lasciare il flacone sul davanzale accanto alla ciotola. Un antiossidante in formula — tocoferoli / vitamina E — non è un «additivo sospetto»: è proprio lì per rallentare l’ossidazione.

Come leggere l’etichetta: sei punti

Questo è il pezzo che manca alla maggior parte delle pagine italiane sul tema. Non «scegli il migliore»: leggi queste sei righe prima di comprare o di versare.

1. EPA e DHA in milligrammi, non «omega-3 %». Cerca «EPA … mg» e «DHA … mg» per ml, per pompata o per capsula. Se c’è solo «omega-3 20%», non sai la frazione attiva. Un olio al 20% di omega-3 totali può avere 80 mg/ml di EPA+DHA oppure 200: la pompata non è la stessa.

2. Come convertire (esempio di metodo, non una dose). Se l’etichetta dichiara EPA 90 mg/ml e DHA 60 mg/ml, ogni millilitro porta 150 mg di EPA+DHA. Cinque millilitri = 750 mg. Un «cucchiaino» da cucina è circa 5 ml, ma i cucchiaini non sono strumenti da laboratorio: usa il dosatore del flacone.

3. Forma chimica. Trigliceride / olio di salmone, oppure estere etilico / concentrato. Se non c’è, puoi chiedere al produttore; l’assenza non è di per sé una condanna, è un buco informativo.

4. Antiossidante. Tocoferoli misti o vitamina E sono la pratica normale per un olio instabile. «100% puro, zero antiossidanti» suona bene in etichetta e male in dispensa.

5. Specie, lotto, scadenza, istruzioni di conservazione. «Salmone» è meglio di «olio di pesce» generico se vuoi tracciabilità, ma «selvaggio» non è automaticamente più pulito di «allevato»: dipende da acque, dieta del pesce e test su metalli. Senza un certificato di lotto, è marketing. La scadenza dopo l’apertura è più importante della data sul fondo del flacone chiuso.

6. Dosaggio per peso, in ml o pompate, sullo stesso flacone. Se manca, non inventarlo da una tabella trovata online (inclusa, in passato, quella di questa stessa pagina). Ogni concentrazione è un prodotto diverso.

Le linee guida nutrizionali WSAVA ricordano che un alimento commerciale completo e bilanciato copre già i nutrienti di base; un extra di acidi grassi essenziali ha senso in casi specifici (per esempio mantelli lunghi, o un obiettivo clinico), non come automatico quotidiano su ogni ciotola.

Quanto darne: l’etichetta prima del cucchiaino

Regola unica di questa pagina: la dose è quella del flacone che hai in mano, proporzionata al peso del cane. Non esiste un cucchiaino universale. I prodotti in SERP italiana oscillano da 1 ml ogni 5 kg a 2–3 pompate ogni 10 kg: la differenza è la concentrazione, non «chi ha ragione».

Parti da metà dose per 3–4 giorni se il cane ha lo stomaco sensibile. Feci molli o diarrea dopo l’introduzione sono il segnale più comune di «troppo, troppo in fretta»: scendi, non insistere.

Tre numeri diversi (e perché le tabelle online si contraddicono)

Il National Research Council (Nutrient Requirements of Dogs and Cats, 2006), ripreso da Bauer e dalle dispense di dosaggio veterinario, lavora su EPA+DHA combinati e su peso metabolico (kg0,75). Sono tre fasce, non una:

Fascia Ordine di grandezza (EPA+DHA) A cosa serve
Recommended allowance (mantenimento) circa 30 mg × kg0,75 coprire il fabbisogno di un adulto sano
Dosi usate in letteratura per obiettivi clinici da ~115 a ~310 mg × kg0,75 cute, articolazioni, altri contesti — da veterinario
Safe upper limit NRC circa 370 mg × kg0,75 tetto, non un obiettivo

Per un cane di 20 kg, l’allowance di mantenimento sta nell’ordine di poche centinaia di milligrammi di EPA+DHA al giorno; una dose da letteratura per osteoartrosi sta nell’ordine di grammi. Un cucchiaino di olio diluito può cadere in mezzo, o sotto, o sopra, a seconda di quanto EPA+DHA c’è in quel millilitro. Per questo le vecchie tabelle «½ cucchiaino fino a 20 kg» e «5 g al giorno» sulla stessa pagina non potevano essere vere insieme: misuravano cose diverse, o non misuravano nulla.

AAFCO, per l’adulto in mantenimento, non fissa un minimo di EPA+DHA nel pet food; lo chiede per crescita e riproduzione. Un sacco di crocchette «complete» può quindi essere a norma e comunque povero di EPA/DHA — oppure, se è una dieta joint, può esserne già pieno.

Il rischio del doppio apporto

Raditic e Gaylord (Today’s Veterinary Practice, 2020) hanno fatto i conti su diete veterinarie joint, novel protein, renal: un cane di 20 kg, sulla razione calorica di una dieta articolare ricca di EPA+DHA, può già raggiungere o superare la dose terapeutica con il solo croccantino. Aggiungere un flacone sopra può spingere verso il safe upper limit NRC — e verso feci molli, calorie extra, e (a dosi alte) un effetto sulle piastrine.

Prima di integrare: leggi l’etichetta delle crocchette o chiama il produttore e chiedi mg di EPA e DHA per 100 kcal, non «contiene omega-3». Se il numero non c’è, non inventarlo: o cambi domanda, o non aggiungi il secondo grasso.

L’olio è calorico (è grasso: circa 9 kcal/g). In un cane in sovrappeso — e il peso è il primo leva articolare — quei millilitri si sottraggono dalla razione, non si «mettono sopra».

Rischi e quando non usarlo

Lenox e Bauer, nella review del 2013 sul Journal of Veterinary Internal Medicine, elencano gli effetti avversi potenziali degli omega-3 da olio di pesce: disturbi gastrointestinali, funzione piastrinica alterata, possibile interferenza con la cicatrizzazione, perossidazione lipidica, aumento di peso, interazioni con altri nutrienti e farmaci. Non succedono a ogni cucchiaino. Succedono di più quando la dose è alta, quando si somma a una dieta già ricca, o quando il cane ha già un problema.

Quando non versare, o versare solo dopo il veterinario:

  • Allergia nota al pesce (anche l’olio può bastare).
  • Disturbi della coagulazione, o farmaci anticoagulanti.
  • Intervento chirurgico in programma: segnala l’olio al veterinario; a dosi alte può toccare piastrine e cicatrizzazione.
  • Storia di pancreatite o diete già molto grasse: l’olio è un carico lipidico. La review non documenta una pandemia di pancreatiti da olio di pesce, ma il grasso extra resta un motivo di prudenza, non uno slogan da ignorare.
  • Diarrea in corso, vomito, inappetenza: prima si capisce la causa.
  • Cuccioli molto piccoli, cagne in gravidanza o allattamento: non è il momento di sperimentare da solo.

Effetti collaterali comuni, se esageri: feci molli, alito di pesce, rifiuto della ciotola, qualche etto in più. Non sono un «periodo di adattamento» infinito: se durano oltre pochi giorni, scendi o sospendi.

Se è un’emergenza, il veterinario è adesso

Non aspettare e non aprire un flacone se vedi: vomito ripetuto, diarrea con sangue (rosso o nero), ventre duro o dolore al tatto, gengive molto chiare, deboli o letargia, rifiuto totale del cibo, o un cane che collassa. Porta il cane dal veterinario o in pronto soccorso veterinario. Un integratore non è il gesto utile in quei minuti.

Un olio di mercato, con i limiti in chiaro

Sul mercato italiano trovi oli di salmone liquidi con dosatore (Pet Sprint, linee da pet shop, marchi nordici tipo Grizzly), concentrati in capsula, oli di krill, oli di alghe. La scelta dipende da etichetta, forma (TG o EE), come conservi il flacone, e da quanto EPA+DHA ti serve in più rispetto alla ciotola.

Olio di Salmone Pet Sprint è uno di questi prodotti: olio di salmone liquido, da mescolare al pasto, con tocoferoli naturali in formula per rallentare l’ossidazione, e una posologia in etichetta per peso. Non è l’unico, e non è «il vincitore di un test di laboratorio».

aidaa.net non è un laboratorio indipendente e non ha condotto un trial clinico su questo flacone specifico. Le indicazioni restano quelle dell’etichetta e del veterinario del tuo cane.

Ha senso considerarlo dopo aver letto i sei punti dell’etichetta e dopo aver escluso i «quando non usarlo». Se il cane ha già una dieta joint piena di EPA+DHA, o ha pancreatite in anamnesi, la scheda prodotto non è il passo successivo: lo è la telefonata al veterinario.

Scheda dell’olio di salmone Pet Sprint

L’igiene orale, per inciso, non si risolve con un olio: se il problema è alito e tartaro, la gerarchia resta spazzolino e, se serve, detartrasi — ne parliamo nella guida ai denti del cane.

Dove la scienza è ancora incerta

Questa è la parte che una guida onesta deve scrivere, perché è YMYL: se sbagliamo tono, qualcuno versa un olio a un cane che non dovrebbe.

Olio di salmone ≠ estratto di cozza verde. Il trial con piattaforma di forza è su PCSO-524 / EAB-277, non su un olio di salmone da supermercato. Estrapolare «l’olio di salmone eguaglia il carprofen» è un salto. Il salto onesto è: gli omega-3 marini hanno un segnale; il tuo flacone va dosato e valutato caso per caso.

TG vs EE nel cane. I dati più puliti sono umani e non unanimi. Dire «TG è sempre meglio» è più netto di quanto la letteratura permetta.

Selvaggio vs allevato. «Selvaggio = più pulito» è una scorciatoia. Contaminanti e profilo di acidi grassi dipendono da lotto, acque, dieta del pesce e test. Senza un certificato, è una preferenza, non una prova.

Quanto tempo prima si vede un effetto. Le finestre 4–8 settimane tornano in più studi, ma non c’è un orologio unico per pelo, prurito e zoppia.

Cuore, rene, cervello. Esistono linee di ricerca e dosi da letteratura per alcuni di questi contesti. Non le trasformiamo in claim da etichetta su un olio da banco.

TOTOX sul flacone del pet shop. Lo standard GOED esiste; la stampa in etichetta, quasi no. Non possiamo dirti il TOTOX del flacone medio italiano perché quel numero, di solito, non è pubblico.

Se il veterinario del tuo cane ti dà una dose diversa da quella del flacone, vince il veterinario: conosce peso, dieta, FANS, chirurgia, rene. Questa pagina non lo sostituisce.

Domande frequenti

A cosa serve l’olio di salmone per i cani?

È una fonte marina di EPA e DHA, gli omega-3 a catena lunga che il cane usa direttamente. Serve soprattutto come supporto a pelle e pelo e, in un quadro più ampio, all’infiammazione. Non è un farmaco, non è un antiparassitario, non sostituisce una dieta completa né una terapia veterinaria.

Come si legge l’etichetta di un olio di salmone per cani?

Cerca EPA e DHA in milligrammi per ml o per pompata, non solo «omega-3 %». Controlla forma (trigliceride o estere etilico), presenza di un antiossidante (tocoferoli), lotto/scadenza, istruzioni di conservazione e il dosaggio per peso di quel flacone. Senza EPA+DHA in mg stai dosando alla cieca.

Quanto olio di salmone dare al cane?

La dose è quella in etichetta, sul flacone che hai, in base al peso. Non esiste un cucchiaino universale: due oli con concentrazioni diverse di EPA+DHA non si dosano uguale. Parti da metà dose se il cane è sensibile. Se le crocchette sono già arricchite di olio di pesce, conta anche quello prima di aggiungere.

L’olio di salmone in forma trigliceride è meglio dell’estere etilico?

La forma trigliceride è quella naturale del pesce. L’estere etilico serve a concentrare EPA e DHA. In esseri umani alcuni studi (tra cui Neubronner 2011) hanno visto un assorbimento più favorevole del trigliceride; altri, con pasto grasso, riducono la differenza. Nel cane non c’è un consenso altrettanto netto. Si dosano i milligrammi, non i millilitri.

Come capisco se l’olio di salmone è ossidato?

Odore di pesce marcio o metallico, colore anomalo, cane che rifiuta un olio che prima accettava. In quel caso non usarlo. Conservalo chiuso, al buio, in frigo dopo l’apertura se l’etichetta lo indica. I produttori più seri parlano di TOTOX / perossidi; la maggior parte dei flaconi da pet shop non stampa quei numeri.

Quando non si deve dare olio di salmone al cane?

Allergia al pesce; disturbi della coagulazione o anticoagulanti; intervento in programma (parlane col veterinario); storia di pancreatite o diete già molto grasse; diarrea o vomito in corso. In emergenza (sangue, letargia, dolore addominale, collasso) si va dal veterinario, non si apre un flacone.

L’olio di salmone previene pulci e zecche?

No. Non è un antiparassitario e non sostituisce i prodotti indicati dal veterinario per pulci e zecche.

Si può dare insieme alle crocchette «joint» o «omega-3»?

A volte è inutile, a volte è troppo. Alcune diete veterinarie articolari coprono già, da sole, dosi da letteratura di EPA+DHA. Chiedi al produttore i mg per 100 kcal e confrontali con l’etichetta dell’olio prima di sommare.

Fonti

  1. Kampa N. et al. (2023). «Study of the effectiveness of glucosamine and chondroitin sulfate, marine based fatty acid compounds (PCSO-524 and EAB-277), and carprofen for the treatment of dogs with hip osteoarthritis». Frontiers in Veterinary Science, 10:1033188. PMC9929184
  2. Logas D., Kunkle G.A. (1994). «Double-blinded crossover study with marine oil supplementation containing high-dose eicosapentaenoic acid for the treatment of canine pruritic skin disease». Veterinary Dermatology, 5(3), 99–104.
  3. Lenox C.E., Bauer J.E. (2013). «Potential adverse effects of omega-3 fatty acids in dogs and cats». Journal of Veterinary Internal Medicine, 27(2), 217–226. doi:10.1111/jvim.12033
  4. Bauer J.E. (2011). «Therapeutic use of fish oils in companion animals». Journal of the American Veterinary Medical Association, 239(11), 1441–1451. Dosi su peso metabolico riprese anche in Raditic D., Gaylord L. (2020). «Fish Oil Dosing in Pet Diets and Supplements». Today’s Veterinary Practice.
  5. National Research Council (2006). Nutrient Requirements of Dogs and Cats. Washington, DC: The National Academies Press. Allowance e safe upper limit di EPA+DHA.
  6. Neubronner J. et al. (2011). «Enhanced increase of omega-3 index in response to long-term n-3 fatty acid supplementation from triacylglycerides versus ethyl esters». European Journal of Clinical Nutrition, 65, 247–254. doi:10.1038/ejcn.2010.239
  7. GOED (2022). GOED Voluntary Monograph. Peroxide value ≤ 5 meq/kg; p-anisidine ≤ 20; TOTOX ≤ 26. PDF
  8. WSAVA Global Nutrition Committee. Global Nutrition Guidelines. wsava.org

Contenuto informativo. Non sostituisce una visita veterinaria.

Simona Nicoletti — aidaa.net. Proprietaria di Leone, Michi e del gatto Mau. Questa è una guida pratica, non un referto.

Simona Nicoletti